I treni passano, ma bisogna andare in stazione a prenderli. Non ho seguito una carriera. Ho seguito una sensazione nata dopo il viaggio di nozze e onestamente: chi l’avrebbe mai detto?

Mi chiamo Alessio Delle Cave, ma per tutti sono semplicemente Ale.
Sono nato nel 1985 e sono cresciuto tra Rovereto e Avio, in Trentino, circondato dalle montagne, dai boschi e da una vita che per molto tempo è sembrata perfettamente definita: casa, lavoro, sport, amici, routine. Fino al 2007 non avevo mai pensato davvero di uscire dai confini del “mio” Trentino e dalle “mie montagne”: quel mondo lì mi bastava, o almeno così credevo.

Poi arrivò il viaggio di nozze nel luglio 2007: trekking e tenda a Yellowstone.
Una manciata di giorni in un parco che sembrava un altro pianeta: geyser che sbuffano come draghi addormentati, bisonti che attraversano la strada come se nulla fosse, cieli così grandi da non stare in nessun racconto.

Fu anche la prima volta in cui io e mia moglie guardammo oltre la nostra vita quotidiana chiedendoci: Forse là fuori c’è qualcosa che ci sta aspettando, c’è altro fuori dal Trentino”

Quella sensazione non ci abbandonò più e infatti: 2008 viaggio tra i parchi del Canada, 2009 Safari in Tanzania e Kenya. Gli smartphone non c’erano ancora e internet non era così accessibile: questo ci permise di conoscere molta gente direttamente sul territorio e fare esperienze uniche nonostante non parlassimo l’inglese, neanche a livello scolastico.

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2010: il salto nel vuoto

Così una sera mettiamo due biglietti in una busta. Su uno c’era scritto Alaska, sull’altro Kamchatka (noi non parlavamo ne inglese ne russo) e la pesca ci portò così in…Alaska!

Il giorno dopo ci licenziamo dal posto fisso, vendiamo tutto (si anche i regali di nozze), lasciamo l’appartamento che avevamo affittato e nessun piano definito, nessuna certezza. Solo noi, gli zaini, la tenda e un’idea semplice e radicale: vivere davvero, soprattutto i parchi nazionali e le zone rurali americane.

È difficile raccontare cosa significhi attraversare l’Alaska e gli Stati Uniti così, da viaggiatori e non da turisti. Abbiamo “fatto esperienze” in cambio di un pasto caldo, un letto dove capitava o un posto per la tenda, per un trasporto o un passaggio: ranch sperduti, fattorie, famiglie che vivevano in mezzo al nulla, persone che ci hanno accolto come fossimo parte della loro vita.

Abbiamo attraversato il Nord America fino alla California e poi siamo tornati in Alaska per affrontare l’inverno e il Natale, questa volta ospiti di una famiglia conosciuta in estate. Ancora senza smartphone, senza comfort, senza programmi. E forse proprio per questo con una libertà che non avevamo mai provato.

Quell’anno ci ha insegnato che il mondo non è fatto solo di luoghi, ma soprattutto di incontri. E che la vita, quando smetti di controllarla, trova modi sorprendenti per portarti esattamente dove devi essere.

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2011: L’inattesa chiamata che ci porta in Zimbabwe

Una serie di coincidenze, incontri, telefonate arrivate al momento giusto ci portano…dall’Alaska in Zimbabwe. Atterriamo ad Harare nel pieno della stagione delle piogge dove troviamo un paese che si sta rialzando. La situazione non è delle migliori e così finiamo a lavorare in un ospedale rurale: io come logista e mia moglie come contabile. Il tutto, anche questa volta, in cambio di vitto e alloggio. Qui conosciamo persone straordinarie, tra cui il Dottor Carlo Spagnolli e la Dottoressa Marilena Pesaresi, che molti forse ricordano per il loro immenso lavoro umanitario. Collaboriamo molto con il Dott. Massimo Migani, ma soprattutto con molte realtà locali sia nel mondo sanitario e non alla realizzazione di diversi progetti (troppi per elencarli).

Lo Zimbabwe ci entra dentro in un modo che non avremmo mai immaginato. Ogni giorno era una lezione di vita: la forza delle persone, la complessità della politica, l’umanità che emerge anche dove sembra non esserci più nulla.

Poi, nella primavera del 2012, a causa di problemi politici-burocratici legati ai visti e con mia moglie all’ottavo mese di gravidanza, siamo costretti a rientrare in Italia. Chiudiamo una porta che non volevamo chiudere, ma lo facciamo con dentro un mondo nuovo e così la nostra famiglia si allarga…

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Il ritorno in Italia, le domande e…un’altra chiamata

Rientrare non è stato semplice. Riprendere una vita “normale” dopo un’esperienza così intensa ti fa sentire come se stessi indossando i vestiti di qualcun altro. Così riusciamo a ritagliarci solo qualche breve esperienza, prima negli USA e poi in Zimbabwe. Mentre torniamo a lavorare io come magazziniere e mia moglie come contabile in Italia, e col passare del tempo, nasce la nostra seconda figlia…e sembra che la vita voglia riportarci dentro i binari che la nostra società ci impone.

Ma quando meno te lo aspetti, arriva la chiamata che cambia di nuovo tutto. Era il 2015 e un DMC dello Zimbabwe, guidato da un piccolo imprenditorie locale che avevo conosciuto durante i viaggi con gruppi di medici e volontari che accompagnavo durante il mio lavoro di logista nel 2011 e 2012, mi propone di tornare per aprire un progetto turistico. E io, che nel turismo non avevo mai lavorato tentennai poi mi disse: Ale, sono sicuro che ce la faremo.

E così accetto. Lo faccio più con il cuore che con la testa. E nasce così SafariZimbabwe. Un progetto ambizioso, in un Paese dove il turismo (Cascate Vittoria a parte) non esiste più.

Passo mesi, prima in biblioteca a studiare, poi fianco a fianco con guide e ranger locali. Imparo, ascolto, osservo. Scopro cosa significa accompagnare persone in un luogo che ami: non è mostrare paesaggi o animali, ma far vivere emozioni.

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2016 – 2019: safari Zimbabwe e nuove destinazioni

Il progetto cresce a ritmi africani, trovo anche una collaborazione in Botswana dove accompagno gruppi in safari mobile camp, chiaramente il più è in Zimbabwe grazie anche alle agenzie e tour operator italiani che hanno creduto nel nostro progetto. Inaspettatamente superiamo di gran lunga le aspettative, molti furono i gruppi o viaggiatori privati che accompagnai in Zimbabwe negli anni.

E non solo Zimbabwe o Botswana, le agenzie iniziano a chiamarmi sempre più spesso e mi propongono altre mete africane, ma anche Islanda, Finlandia, Stati Uniti, Vietnam… Mi fido della vita, e la vita continua a sorprendermi.

Poi arriva il Covid. Tutto si ferma. Il turismo crolla. Le realtà africane chiudono. Le agenzie si bloccano. I progetti si frantumano. È un altro stop, un altro punto a capo.

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Ricominciare, di nuovo…

Resto in Italia, lavoro per mantenere la famiglia arrabattandomi come posso e capisco che è il momento giusto per fare ciò che avevo rimandato: ottenere il patentino di Accompagnatore Turistico e con l’occasione mi rimetto a studiare per diventare Guida Ambientale Escursionista. Questo mi permette di lavorare in Italia dove timidamente i primi gruppetti iniziano a farsi vivi nel 2021. Non è facile, ma stringere i denti, restare ed esserci è fondamentale.

Quando il turismo riapre, ricomincio a viaggiare e ad accompagnare gruppi per nuove agenzie che nel frattempo ho conosciuto: il continente africano su tutti, ma chiaramente anche Nord Europa e Nord America.

Ogni viaggio è diverso, ogni gruppo ha una sua storia. E la mia missione, imparata da un ranger nella savana dello Zimbabwe mentre mi insegnava questo mestiere, è sempre la stessa: far vivere esperienze autentiche, non viaggi da catalogo.

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Oggi…

Quest’anno sono 10 anni che sono libero professionista. Mi sono evoluto nel tempo, adattato agli eventi, e continuo a collaborare con agenzie e tour operator perchè in tutti questi anni ho capito una cosa semplice e potentissima: le persone non cercano solo un viaggio. Cercano un modo per stare insieme, per vivere qualcosa di vero, per sentirsi parte di un’avventura. E il mio ruolo è far vivere loro tutto ciò senza con spensieratezza e divertimento.

Perché alla fine, il viaggio non è mai solo la destinazione.
È tutto ciò che succede mentre lo vivi.
E soprattutto con chi lo condividi.

“Questa è la mia vita” canta Ligabue, e situazioni spesso poco “stabili” per i canoni della nostra società , fanno parte del mio essere. Dico sempre: non datemi un futuro certo domani tranne la mia famiglia.

La nostra situazione economica spesso non è stata semplice, le scelte fatte hanno spesso avuto ripercussioni non semplici, ma non ci siamo mai spaventati e ci siamo sempre adatti alle situazioni rimboccandoci le maniche. E tutto quello che vi ho raccontato in queste righe ci ha insegnato una cosa fondamentale: “La vera ricchezza è la possibilità di essere liberi di scegliere con chi e come passare il tempo, che è la cosa più preziosa che abbiamo”

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Ringraziamenti

Sicuramente ringrazio tutte le persone incontrate sul mio e nostro cammino, il popolo dello Zimbabwe e chi, soprattutto nei primi anni, mi ha insegnato un mestiere. Lavoro con africani da diversi anni e mai una volta che mi abbiano mancato qualcosa.

Ringrazio le agenzie e i tour operator che mi hanno dato fiducia, soprattutto quando ero alle prime armi e con poca esperienza.

Ringrazio chi ha viaggiato con me in tutti questi anni. Siete davvero tanti, vi ho contati per curiosità e mi ha impressionato. Ma mi ha impressionato quanti di voi sono poi tornati a fare un viaggio con me, questa per me è la grande soddisfazione.

E infine ringrazio la persona più importante che ha reso possibile tutto ciò: mia moglie. Grazie Manu

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